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TRASFIGURAZIONI: LA PITTURA DI  VITTORIO RAINIERI 
FRA REALTÀ E IMMAGINAZIONE

di Simone Fappanni

 

 

Vittorio Rainieri e la modernità figurativa: un’immagine o meglio un confronto che rende l’artista il vero e proprio artefice del proprio cercare, nella e sulla superficie del supporto, l’amalgama coloristica che genera il riverbero, la presenza, l’espressione metabolica, germinativa, del soggetto. E in questo suo scavare Rainieri affonda lo sguardo nella profondità assoluta della scomposizione; balza senza timore all’interno dello spazio rappresentativo per farne il palcoscenico delle sue figure ammantate (ammaliate?) di luce. Luce riflessa - estroflessa - flessuosa, cardine e azimut di una parabola mentale che travolge e sonda atmosfere che tracciano particolari sensazioni ed emozioni. Vittorio, lo si nota già ad una prima, sommaria osservazione dei suoi lavori, inizia dal segno e da esso costruisce forme che ingigantiscono e si fanno presenze, battiti che ritmicamente scandiscono i passi di un racconto, di un istante ripetuto e fermato per sempre sulla tela. E quando si aprono queste geometrie di luce, volti e immagini di cose si affacciano entro le sue improvvise planimetrie, giocate amabilmente su contrappunti antinomici, allora si afferma con grande vigore quel protendersi del soggetto oltre i confini del fantastico - surreali che nella sfera onirica percorrono tracciati in cui la materia è sostanza vacillante, visione. Già dalle prime prove Rainieri ha dimostrato di sapere affrontare il discorso figurativo attraverso un’essenzialità meta-narrativa di chiara impronta ideativa, maturando progressivamente un triangolismo espressivo - secondo l’antico adagio per cui il triangolo è sinonimo di aspirazione al perfetto equilibrio - che alla mera fisicità oppone la scansione pura planimetrica, accordandosi con declinazioni timbriche muovono dall’interiorità. Ciò si nota, in particolare, nei lavori dove la postura non è mai plastica, ma si fa sempre in divenire, verrebbe da definirla “in lieve moto”. E questo insistere del pittore sul dettaglio posturale, rimanda irresistibilmente a una suddivisione articolata dei volumi, entro cui Rainieri si muove attingendo a piene mani da quell’incessante indole sperimentale che ci sembra l’elemento distintivo di questo originale autore. Come pure davvero singolari e riuscite sono le lame di luce che filtrano da fonti spesso immateriali e che sondano nel profondo la morbidezza dell’incarnato dei suoi volti, il panneggio degli indumenti e i vertici degli oggetti che popolano i suoi interni, veri e propri pertugi dove l’artista racconta - e si racconta - in un silenzioso protendersi verso una realtà mai tradita o travisata. Tutto quanto, piuttosto, appare e scompare come nella mente delle sue modelle, imprimendosi nella memoria come a voler tentare di confermare la ricchezza, ma pure il limite, umanissimo, dell’oggettualità materica, eppure sognandone la non degenerazione. Ecco allora che il quotidiano da prevedibile diventa imprevedibile, in un piacevole divertissement di accostamenti che rendono il dipingere di Vittorio una vera e propria fonte di riflessione. La medesima impressione si ha quando si guarda alle tante nature morte che egli esegue con il medesimo procedimento trasfigurativo, poggiando su intuizioni neocubiste ma anche e soprattutto su un’idea a lui ben chiara e spesso ripetuta nei nostri dialoghi: “i miei colori cambiano ad ogni ora del giorno”. E tutto questo è la semplice verità: le sue tinte riversano una luce intensa e calda che potrebbe essere paragonata, molto probabilmente, a un dolcissimo e  avvolgente fascio luminoso. Vittorio è dunque uno di quegli artisti ai quali lo “stupore” per il certo e il probabile risulta congeniale, anzi linfa su cui confrontarsi continuamente nella ricerca, mai esausta, sul dettaglio, sul segmento compositivo che genera la mistura del colore e penetra docilmente nelle maglie di un ordito rappresentativo ordinato e plastico. Ed è proprio in questo che sta la modernità del nostro pittore, nel suo volgersi senza timore al nuovo credendo profondamente in se stesso in quanto artista sempre pronto al nuovo.    Dott. Simone Fappanni (studioso d’arte )

 

 

Pubblicato dalla Enciclopedia d'Arte Biennale anno 1984 - 85  

 

V.Rainieri Ha cominciato ad interessarsi alle arti figurative da giovanissimo con particolare attenzione alla grafica, conseguendo fin da subito ampi consensi; in seguito ha iniziato ad interessarsi al paesaggio ed alla figura con un continuo approccio a nuove tecniche. Presente a numerose occasioni artistiche ha conseguito sempre riconoscimenti e premi tra i primi classificati. Sue opere sono presenti presso numerose collezioni private ed enti pubblici.
<< Le ascendenze figurali di Vittorio Rainieri pescano molto al largo le loro prime incidenze espressive: sono stati infatti sollecitazioni quasi parapsicologiche ad influenzare la sua disponibilità grafica con immagini captate in questo imprevedibile cosmo emblematico e, dai primi approcci all' arrivo del colore, è stato un rapido susseguirsi di immagini, a volte geometrizzate, vorticanti in ambiente di misteriose anche se ben precisate connotazioni dense di arcani significati. Passare da simile stallo descrittivo alle composizioni naturalistiche e al paesaggio, il passo anche se tormentato agli inizi, è stato rapido e preciso; visioni dei luoghi, atmosfere vaporose della Padania, racimoli panoranici della Bassa hanno cominciato a popolare la tavolozza del Rainieri sempre più vivida a suggestiva nel rimarco, nelle pungenze emergenti da quei pingui esterni ubertosi e densi di fermenti e di nebbia! >> 
  ( C. d. A. Licinio Dott. Boarini 1984 )

 


Pubblicato dalla Enciclopedia d'Arte Biennale anno 1987 - 88

 
  Victor Il Pittore. L’ Ho assistito a dar l’assalto alla barricata della pittura. ora ci pare giusto dire che sta affiorando un vero pittore.Ciò che conta è il gustare la visione di un Arte oltre l’Arte. Al di là dei tempi. Proposizioni teoriche, che l’artista neppure tenta di nascondere dietro ad un facile e anemico velario di un’etichetta purchè sia. Il nostro Rainieri. affonda in profondità, i suoi mezzi in quel terreno dalla superficie ormai sterile, partendo da una linea, solo apparentemente piatta, disegni dagli effetti puramente scenografici; ma quando su quelle superfici vibratili depone cose e figu­re avvolte nel proprio colore, quel colore medesimo pare ricevere, per effetto ma­gico, un impulso vitale autonomo, mutevole, al punto che il soggetto rappresentato sulle sue tele (complice la luce del momento) ne reinventa la lettura come il guardare dentro un caleidoscopio, creando risultati di lettura sempre nuovi. Nel combusto stesso di quanto vi è di figurativo e di informale, reca di per se un calore esistenziale, direi carnale. Ma il punto è un altro ed è il mistero di quella luce bianca che ti ghermisce, ti perseguita e suscita in te vertigini di abissi senza fondo e qui il disagio si fa addirittura fisico, finchè… scopri entusiasta la felice intuizione di base da parte dell'artista che è quella di servirsi della luce. Luce, che ha il privilegio consentito a pochi elementi di trasfor­marsi in continuazione. Elemento che scava, attenua, intensifica i colori e illumina il soggetto con aspetti poetici ed inattesi, in una parola ribalta quello che era l’originale ordine compositivo, estraendone una nuova, e quindi un’al­tra ancora, pur restando in fondo sempre la medesima.Secondo me tutto ciò sfugge perfino alla tensione creativa del suo autore e a tra­dirlo fu un luccichio strano di stupore che colsi in flagrante nel suo sguardo, mentre osservava la sua ultima opera, (Donna alla finestra) come se quell'opera non fosse opera sua, ma di un altro, di un nessuno o di un mago.  ( Ass. Cult. U. Zappavigna )   Salsomaggiore Terme , lì 10.02. 1987